Franca Maria Ferraris

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Animali in teatro

   
     

 

Animali in teatro

Bastogi Editrice, 2009 -  pagg. 81

 

Scrive Neuro Bonifazi nella nota introduttiva al libro: “Qui la vena poetica dell’autrice, si diffonde e  si espande in parole in toni e in voci che tentano di  avvicinarsi all’indicibile, di sollevare, anche di un solo lembo, il velo dell’invisibile, di penetrare, anche per un istante, l’oscurità dell’impenetrabile….”
E Sergio Giuliani, in un’altra nota: ”Nel tessere un dialogo con la persona scomparsa, come per un arcano viaggio, l’autrice ha dato vita a questa ”inferia”, che è poi  il lavoro di Orfeo, cioè  del poeta che trattiene la persona, ormai  passata sul limite del nulla, ancora tra noi.
Nella postfazione, Giovanni Giraldi così commenta: “Il libro è costellato di gemme poetiche, così come il cielo è trapunto di stelle”.
Giorgio Bàrberi Squarotti in una nota critica all’uscita del libro, scrive: “Sono lieto che sia uscita questa raccolta di versi di cosmica luminosità poetica. E’ molto raro che nella poesia del Novecento e poco oltre, il sublime sia raggiunto con tanto slancio e armonia, verità visionaria e contemplativa, come in “Dedicato al silenzio” di Franca Maria Ferraris. Emozionato, rileggo e ammiro.”
Giannino Balbis così commenta l’opera: “Con una originale mescolanza di lirica e di racconto,  con  dialoghi intensi e in forma quasi mistica con l’Aldilà ( ovvero con la presenza- assenza di chi ha lasciato questa vita), per il tramite delle stelle, che sono il viso e il respiro del cosmo, ma anche le pulsazioni luminose del cuore, Franca Maria Ferraris porta se stessa nell'Aldilà e l’Aldilà in se stessa, in un viaggio di luce e d’amore dove il silenzio diviene parola infinita. Ringrazio per questo dono di rara bellezza.”                                                                                    
Il libro “Dedicato al silenzio”  è stato presentato  il 27 novembre 2009 presso la libreria UBIK  in Savona come omaggio all’Anno Internazionale dell’Astronomia 2009”, essendo presenti, all’interno del testo, sia  un capitolo riguardante le stelle, sia  la riproduzione delle mappe celesti  degli emisferi Nord e  Sud per i dodici mesi dell’anno. Relatori il Professor Sergio Giuliani critico letterario e il Professor Igor Altieri, astronomo. Altieri ha mostrato agli intervenuti, proiettandole sul video e commentandole astronomicamente, le costellazioni e le stelle citate nel testo. La stessa Autrice, assieme all’attore Beppi Benzo, ha dato  lettura di alcune poesie  e prose poetiche, mettendo in  rilievo la forma dialogata di queste ultime.

 

Due poesie da “Animali in teatro”

 

L’ALBATRO DI SAMUEL*

Ero un angelo sbucato dalle brume
nel vento di tempesta,
io, albatro d’oltremare,
venuto a posarsi sul bompresso
di quest’antica nave.
Beccavo il cibo offerto dalla ciurma
e volavo d’intorno alla fiancata
per portare un augurio di festa.
Ma tu, vecchio marinaio della ballata,
tu, senza ragione alcuna, mi uccidesti.

Ed il libeccio che soffiava in poppa,
all’improvviso tacque:
e come un lago d’olio,
stregato il mare giacque.
Il mio corpo stava squarciato sulla tolda
tra il cordame e le piume disfatte,
fino a che venni sollevato in alto
e appeso al collo, al posto della Croce,
di quello stesso che mi ferì a morte.
Da qui, ebbe inizio la vendetta
e di folgore perì l’intera flotta.

Restò vivo soltanto il vecchio marinaio
col tragico destino di espiare il misfatto,
raccontandone al mondo la viltà.
Egli non aveva saputo
vedere in me
la creatura del soprannaturale,
l’albatro angelico mandato dal Divino,
con un messaggio di felicità.

“Dimmi su”, fece, “T’ordino di dirmi -
Che genere di uomo sei mai tu?”*  

 

L’AGNELLO DI NEVE

Era alto il mantello di neve
sulla vasta pianura,
ed io lo strano agnello
dal vello maculato
al pari della lonza dantesca,
venni fuori da un tronco fatato
come dalla famosa selva oscura.

Volli seguirti nella neve fresca,
ma le zampe vi affondavano arrossate
facendo più lento il mio cammino,
mentre la sferza del vento mattutino,
irta di spilli mi pungeva le nari.
Sulla soglia di scuola mi arrestai,
guardai stupito i ragazzi nei banchi,
ruotando gli occhi lucenti come fari.

“E’ l’agnello di neve!” uno gridò eccitato.
Ma all’odore dei libri e dei gessi,
tra spirali di numeri e parole,
fu così forte l’idea della fuga  
che su per l’iperboreo sentiero
raggiunsi rapido il tronco fatato,
e mai più mi volli allontanare
dal favoloso paese del mistero.


 

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